[ Riportiamo la nostra esperienza presso la Scuola d’Infanzia Santa Teresa di Campi Bisenzio, dove i nostri due operatori Alessandro Garuglieri e Francesca Borselli hanno tenuto un loro incontro nell’ambito del ciclo “Se guadagnassi un Giovedì al Mese”.
Il seguente resoconto è stato redatto da Francesca Mannori, la coordinatrice della scuola .
Buona lettura! ]
PRENDERSI CURA DI SÉ PER PRENDERSI CURA DEI FIGLI
Sull’aereo, nei dispositivi da usare in caso di emergenza (maschera di ossigeno, giubbotto salvagente …), troviamo specificata una “strana” indicazione: prima devono essere indossati dall’adulto, che provvederà in un secondo tempo a sistemarli al bambino.
Come?!? Ho capito bene?!? Ma che dite?!?
Prima penserò a salvare mio figlio!!!!
Già, ma sfugge un particolare: se non “salvo” me stesso, se non mi assicuro che i miei “bisogni vitali” siano soddisfatti, come posso accudire il bambino che mi è affidato???
Banalmente e “crudelmente”, posso dare a mio figlio ossigeno a sufficienza, ma se poi io svengo perché non ho indossato la maschera, chi aiuterà poi il bambino?
Questa immagine è proprio l’icona della serata di Giovedì 29 Ottobre.
Accompagnare i figli nella loro crescita, accoglierli nella loro storia e nella “forza vitale” che naturalmente si portano dentro, venendo al mondo ed irrompendo nelle nostre vite, richiede un esercizio costante di autolettura da parte di ogni genitore ed educatore.
Non possiamo dimenticare di ascoltare “la nostra pancia”, quel che si muove dentro di noi, talvolta così prepotentemente da sembrare incontrollabile. Non possiamo non prendere sul serio i nostri bisogni affettivi e di riconoscimento, così come le nostre paure e le nostre ansie legate all’esperienza genitoriale, di coppia, relazionale in genere.
Dall’ascolto attento di
se stessi e dei propri “moti interiori” nascerà quindi, poco a poco, e non senza un costante e paziente esercizio di “allenamento”, la capacità di “sintonizzarsi” con il bambino: le sue emozioni ed i suoi bisogni, spesso espressi in modalità che possono apparire allarmanti o disarmanti, parlano direttamente ai miei di “adulto di riferimento”, e scatenano reazioni emotive talvolta altrettanto forti e difficili da gestire.
La sfida è proprio quella di “accordare i suoni”, di far comunicare questi due linguaggi emotivi, di imparare ad accogliere le vere richieste del “piccolo”, proprio a partire dall’ascolto attento delle proprie e di se stessi.
Grazie ad Alessandro e Francesca che ci hanno accompagnato in questa riflessione e in questo “inizio di viaggio” dentro il nostro ESSERE GENITORI.
